in voga soprattutto nella seconda metà dell'Ottocento, la ferrotipia è un processo fotografico che crea un'immagine positiva diretta su una sottile lastra di metallo (ferro o alluminio) laccata di nero. Utilizzando l'emulsione al collodio umido, la lastra deve essere sensibilizzata, esposta e sviluppata in pochi minuti, finché è ancora bagnata. Ogni ferrotipia è un pezzo unico e non replicabile, caratterizzato da sfumature argentee, dettagli graffianti e un'atmosfera sospesa nel tempo. E' possibile anche la realizzazione di lastre secche che permettono di scattare la foto e svilupparla anche mesi dopo la preparazione della lastra
La cianotipia è uno dei più antichi processi di stampa fotografica a contatto, inventato nel 1842 da Sir John Herschel. Sfrutta la fotosensibilità di due sali di ferro che, miscelati e stesi su carta o tessuto, reagiscono ai raggi UV del sole. Il risultato è un'immagine caratterizzata da un'intensa e inconfondibile tonalità blu di Prussia. È una tecnica amata per la sua semplicità, l'assenza di camera oscura e l'alta resa artistica.
Il viraggio è un processo chimico successivo alla stampa che permette di modificare il classico tono di una stampa ai sali d'argento o il blu di Prussia della cianotipia, trasformandolo in altre tonalità. Immergendo la stampa in cianotipo in sostanze naturali ricche di tannini (come tè nero, caffè, vino o corteccia) previa decolorazione, il blu può trasformarsi in toni seppia, bruni, melanzana o grigio-argento.
Brevettata nel 1841 da William Henry Fox Talbot, la talbotipia è il primo processo fotografico a sfruttare il sistema negativo/positivo. Utilizzando un foglio di carta sensibilizzato con ioduro d'argento, questa tecnica permetteva di ottenere un negativo cartaceo dal quale stampare, per contatto, un numero infinito di copie positive (spesso su carta salata). Le immagini ottenute con la talbotipia sono caratterizzate da un'estetica pittorica e morbida: la texture della carta del negativo si trasferisce sulla stampa finale, donandole un fascino caldo, soffuso e squisitamente artistico.
Introdotta negli anni '50 dell'Ottocento come evoluzione della dagherrotipia, l'ambrotipia è un processo fotografico che crea un'immagine positiva unica su una lastra di vetro. Utilizzando la tecnica del collodio umido o lastra secca, l'immagine sottoforma di negativo sottoesposto appare tridimensionale e positiva solo quando la lastra viene adagiata su uno sfondo nero (come velluto, carta o vernice scura). Il risultato è un ritratto magnetico, caratterizzato da una profondità visiva straordinaria e da sfumature argentee senza tempo.
Oltre a praticare le tecniche storiche, produco artigianalmente lastre in vetro secche (al gelatino-bromuro) e ferrotipi secchi, pronti per essere esposti nelle vostre fotocamere. su richiesta anche su altri supporti (es acetato/carta)
A differenza dei processi "umidi" tradizionali, che costringono il fotografo a preparare e sviluppare la lastra sul posto in pochissimi minuti, queste emulsioni secche offrono una comodità senza precedenti: possono essere caricate nello chassis, trasportate ed esposte con calma, e sviluppate anche a distanza di tempo.
Pezzi Unici e Rigorosamente Fatti a Mano: Ogni lastra è stesa e sensibilizzata in laboratorio, garantendo un'anima autentica e artigianale.
Pronte per la Vendita: Trovi i formati standard (e su richiesta personalizzati) disponibili nello shop per dare ai tuoi scatti un'estetica ottocentesca, senza il peso di un laboratorio chimico da campo.
nessun limite di formato, basta mandare le misure, le lastre verranno prodotte su richiesta!
anche 35mm!!!!!!!!!!